L’animazione qui mostrata è stata realizzata assemblando in sequenza immagini di Giove catturate tra il 10 e il 15 ottobre con il telescopio da 1 m dell’osservatorio francese di Pic du Midi, situato a 2800 m sul livello del mare. Guardando il video in alta risoluzione, si può apprezzare la straordinaria nitidezza delle immagini. Giove, per quanto immenso (ha un diametro pari a circa 11 volte quello terrestre), è lontano diverse centinaia di milioni di km dalla Terra: pertanto, è notevole poter ammirare con tanta chiarezza le caratteristiche tipiche della sua atmosfera. A parte la gigantesca macchia rossa, sono chiaramente visibili le numerose fasce orizzontali, picchiettate da una regolare serie di vortici, che sembrano non essere disturbati affatto dalla rapidissima rotazione del pianeta (un giorno gioviano dura meno di dieci ore terrestri).
Lo scorso Ottobre, i membri delle spedizioni 28 e 29 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale hanno scattato una lunga serie di immagini della Terra che scorreva sotto di loro, usando una particolare fotocamera ultrasensibile, in grado di rendere al meglio le luci e le forme del panorama notturno. Il filmato qui sopra proposto è stato ottenuto assemblando in sequenza, con la tecnica detta del time lapse, diciotto diverse sequenze di scatti. Si possono ammirare aurore boreali e australi tinte di verde e di rosso, immense formazioni temporalesche, stelle che sorgono dall’orizzonte e ruotano con il ruotare della Terra, nazioni e città accese dalle luci notturne, simili a fuochi improvvisi e ragnatele luminose. Intorno al minuto due si distingue chiarissimamente anche il contorno dell’Italia, attraversata da miriadi di luci.
Insomma, è uno spettacolo, come dire, … grandioso!
Le sfocate immagini del filmato mostrano la dimostrazione del cosiddetto principio di equivalenza, svolta dall’astronauta David Scott nel 1971, durante la missione dell’Apollo 15. Scott lasciò cadere dalla stessa altezza un martello e una piuma. Mentre sulla Terra, a causa della resistenza dell’aria, il martello avrebbe colpito il suolo prima della piuma, nell’ambiente privo di atmosfera della Luna i due oggetti colpiscono il suolo nello stesso momento. Il risultato, contrario all’intuizione comune, dimostra che l’accelerazione subita da un oggetto in un campo gravitazionale non dipende dalle sue caratteristiche fisiche di massa, composizione, densità, forma ecc., ma solo dall’intensità del campo gravitazionale stesso. Moderne tecniche sperimentali hanno dimostrato che il principio di equivalenza è ancora valido in caso di misurazioni in grado di registrare deviazioni dal risultato atteso pari a una sola parte su mille miliardi (1012).

Credit: NASA//Marshall Space Flight Center Collection
Il 29 settembre scorso la NASA ha annunciato di essere intenzionata a produrre e lanciare cinque nuovi satelliti della classe Explorer: veicoli spaziali relativamente piccoli ed economici, in grado di fornire risultati scientifici a costi vantaggiosi. La serie Explorer è arrivata attualmente al numero 92, a testimonianza di una storia lunga e importante. Ma qual è stato il primo della serie? L’Explorer numero 1, di cui l’immagine sopra mostra la vista esplosa, fu lanciato il 31 gennaio 1958 dalla base di Cape Canaveral. Fu il primo satellite artificiale statunitense a raggiungere con successo lo spazio e contribuì in modo decisivo alla scoperta delle cosiddette fasce di Van Allen, regioni percorse da particelle altamente energetiche disposte intorno alla Terra (ben note ai lettori de I Fantastici Quattro, soprattutto a quelli un po’ avanti con gli anni: i supereroi acquisirono i loro poteri proprio attraversando quelle fasce).
Avete ancora negli occhi le immagini del capitano Kirk che si aggrappa ai braccioli della sua poltrona, mentre l’Enterprise innesta il “turbo” e comincia a sfrecciare tra le stelle, macinando anni luce come fossero bruscolini? Bene: niente di più lontano di quanto accada nella molto più modesta realtà della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale.
Il video seguente mostra il comandante Mike Fossum e gli ingegneri di volo Satoshi Furukawa e Sergei Volkov che, molto dolcemente, fluttuano verso il fondo del corridoio della ISS usato per le riprese, durante una manovra di aggiustamento orbitale in condizioni di microgravità. Certo i razzi della ISS non sono paragonabili ai motori a curvatura dell’Enterprise e, soprattutto, “motoristi” del calibro di “Scotty” non ne nascono più…
— Walter Scott Houston, “Deep-Sky Wonders”
— Bennett Cerf, “Try and Stop Me”

Credit: NASA / JPL Caltech
Quei due pallini insignificanti, uno appena più grande e l’altro quasi invisibile, sono la Terra e la Luna, fotografate il 26 agosto dalla sonda Juno, durante le prime manovre di verifica del buon funzionamento della strumentazione di bordo.
La sonda, lanciata il 5 agosto dal centro spaziale Kennedy in Florida, è appena all’inizio del suo volo quinquennale verso Giove, destinazione ultima della sua missione. La foto sopra riprodotta è stata scattata quando il satellite si trovava ad “appena” 9 milioni e 660mila chilometri dalla Terra: circa un centesimo della distanza (massima) di Giove dal nostro pianeta e poco più di un milionesimo di anno luce. Insomma, Juno era ed è ancora - si può dire - nel giardino di casa. Eppure la Terra e la Luna, visti da così vicino, sono solo dei puntini microscopici, persi nella nera immensità dello spazio.
Impossibile non riflettere sulla ridicola credenza di religioni e mitologie, che hanno attribuito, e forse ancora attribuiscono, a questo fioco puntolino niente meno che il ruolo di centro dell’Universo.
— Albert Einstein

Credit: The Palomar Transient Factory (PTF)
La sequenza sopra riportata, pubblicata sul sito della Palomar Transient Factory, mostra l’accensione della supernova di tipo Ia chiamata PTF 11kly. Il 23 agosto l’oggetto aveva una luminosità un milione di volte inferiore a quanto l’occhio umano possa percepire. Il giorno dopo la luminosità era cresciuta fino a un decimillesimo della sensibilità umana. Il giorno dopo ancora la luminosità era aumentata di altre sei volte. Gli astronomi pensano che in un paio di settimane la supernova dovrebbe essere visibile con un buon binocolo.
L’esplosione si è verificata in M 101, nota anche come la Galassia Girandola. Si tratta di una magnifica galassia a spirale, più grande della Via Lattea (170.000 anni luce di diametro contro 100.000), relativamente vicina. Si trova infatti a “soli” 21 milioni di anni luce di distanza da noi. Ciò consentirà uno studio accurato come non mai di questa supernova, la più vicina del tipo Ia che sia esplosa negli ultimi quattro decenni.
Si tratta di un evento particolarmente importante, perché le supernovae di questa categoria, la cui curva di luce è ben nota, sono usate come candele standard per misurare la velocità di espansione dell’Universo.
Arrivo previsto: luglio 2016.
Le immagini seguenti sono state campionate dalla diretta della NASA, che ha mostrato le fasi del lancio della sonda Juno, a bordo di un razzo Atlas 5. I motori si sono accesi alle 18:25 ora italiana. Dopo il distacco dei serbatoi ormai vuoti, la fase di uscita dall’atmosfera terrestre ha coinciso con l’interruzione delle riprese della telecamera installata sul razzo. Le fasi finali dell’immissione nell’orbita provvisoria sono state mostrate pertanto in simulazione digitale.

































— Mohandas Karamchand Gandhi
L’immagine qui riprodotta mostra la nebulosa che avvolge la supergigante rossa Betelgeuse, nella costellazione di Orione, a circa 640 anni luce di distanza da noi. Per riuscire a fotografare la nebulosa, normalmente oscurata dalla straordinaria luminosità della stella, è stato adoperato un filtro che ha cancellato la luce proveniente dall’oggetto centrale, al posto del quale si vede un disco nero, riempito con una precedente immagine di Betelgeuse. Il piccolo disco rosso all’interno del disco nero indica i “confini” della superficie stellare e dà una misura della grandezza della nebulosa esterna.
Continua ...
Credit: Cassini Imaging Team, SSI, JPL, ESA, NASA
L’11 ottobre 2005 la sonda Cassini si trovava più o meno nello stesso piano degli anelli di Saturno, che appaiono nell’immagine di taglio, come una sottile lama che nasconde la loro reale, gigantesca misura. Ma l’ombra dell’anello C e di parte dell’anello B si riflette sull’emisfero Nord di Saturno, dando il senso prospettico della composizione.
La luna ghiacciata nitidamente ripresa da Cassini dalla distanza di 39.000 km, è la “piccola” Dione, 1120 km di diametro, in orbita a 377.400 km da Saturno. Benché più lontano da Cassini di quanto la Luna sia dalla Terra, il gigante gassoso occupa con la sua massa gran parte dell’orizzonte visibile dalla sonda.
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